Il restauro della Ferrari 250 GT Pininfarina serie 2 Cabriolet

Un altro restauro Brandoli!

Aprile 2019

L’importante è distinguersi. E questa Ferrari 250 GT Pininfarina serie 2 cabriolet chassis 3783 ha tutti gli elementi per catturare la tua attenzione!

È arrivata nella sua città natale, Maranello, in Italia, per un restauro da zero, dopo essere stata battuta all’asta Gooding & Company a Monterey (California) nell’agosto del 2017.

Noi alla Brandoli ci siamo occupati del ripristino completo della scocca e della carrozzeria: ora voglio darti una panoramica di cosa è stato il suo restauro, realizzato in tempi da record!

Ma prima… qualche informazione sulla sua storia, tra Italia e Stati Uniti.

Frammenti dal passato della 3783

Questa vettura è una delle ultime Ferrari 250 GT Pininfarina prodotte nella Seconda serie, infatti solo due ulteriori esemplari sono stati costruiti dopo il 3783 GT e si tratta dei numeri di telaio 3803 GT e 3807 GT. Dalla documentazione si evince che il rolling chassis è stato consegnato da Ferrari a Pininfarina a maggio del 1962 e l’automobile è stata costruita sul loro numero di riferimento Pf29998: l’auto è stata finita in Grigio Notte con interni colore nero, con l’opzional aggiuntivo dell’hard top.

Dalla documentazione Ferrari si nota anche che è un modello con specifiche europee.

La 3783 GT è stata spedita via mare verso gli Stati Uniti nel maggio del 1963, ordinata dalla Luigi Chinetti Motors di New York e richiesta dal Cliente in uno specifico colore: giallo/arancia, con interni in pelle blu. L’auto ha vissuto negli Stati Uniti molti anni gloriosi, attraverso diversi proprietari compresi due membri del Ferrari Club of America molto conosciuti.

All’inizio degli anni ’80 la vettura è stata accuratamente smontata, e la sua miriade di componenti sono state etichettate e catalogate in scatoloni.

Ma come con tanti progetti di restauro che nascono con buone intenzionati non ha mai raggiunto il suo compimento.

La 3783 GT è rimasta smontata per oltre 30 anni: fino a quando è poi arrivata da noi a Montale Rangone.

Il restauro in Brandoli di scocca e carrozzeria

Restaurare un’automobile smontata trent’anni prima, può rappresentare un’impresa proibitiva!

Ecco come l’abbiamo affrontata.

Per prima cosa abbiamo fatto l’analisi del suo stato.

Il metallo della scocca e della carrozzeria mostrava evidenti segni di corrosione, in certi casi anche fratture. Inevitabilmente, durante l’ispezione iniziale, abbiamo constatato che alcune componenti erano andate perdute. Inoltre, avevamo un compito molto difficile: far riemergere tutta la genialità delle linee del design Pininfarina.

Il posteriore della vettura è stato oggetto di un profondo lavoro di restauro e ha impegnato tutta la squadra Brandoli.

Abbiamo fatto uso di tecnologia a scansione 3D per condurre prima lo studio del modello e poi realizzare il manichino a misura di vettura.

A che cosa serve un manichino nel restauro delle auto d’epoca?

È la figura dell’automobile in grandezza reale realizzata in tubi di ferro molto robusto e serve al carrozziere per battere il foglio di lamiera seguendo le linee di design corrette: in questo caso quelle create da Pininfarina.

Ecco una veduta del manichino del posteriore, nel suo complesso, durante la lavorazione:

Prima di montare definitivamente il posteriore sulla vettura, abbiamo fatto le normali procedure di collaudo e il controllo di linee e proporzioni. Infine, quando ogni aspetto è stato controllato, il posteriore è stato saldato.

Il restauro ha interessato tutta la vettura.

Questa, ad esempio, è la portiera come si è presentata ai nostri occhi. La corrosione del ferro è molto estesa: le abbiamo ripristinate.

Per l’articolo che stai leggendo abbiamo fatto una sintesi estrema delle fotografie che mostrano il processo di restauro: il video che pubblicheremo presto potrà mostrarti molto di più!

Qui puoi vedere l’automobile, completa con il suo hardtop, pronta per il processo di verniciatura.

Scaglietti o Pininfarina?

In molti ci chiedono se sia più “facile” una Ferrari disegnata da Scaglietti o da Pininfarina. Per noi ogni vettura ha la sua storia di restauro.

Ma una cosa è certa: se le Scaglietti trasmettono velocità, anche nel restauro, le Pininfarina è un impressionante concentrato di dettagli.

Aggiungo che per noi l’automobile più bella è sempre l’ultima. Perché diventa un pezzo di noi stessi. E per questo abbiamo fatto un giro tra i colli modenesi!

Video: un giro tra i colli modenesi!

Quattro mesi: è il tempo che abbiamo impiegato per riportare la scocca e la carrozzeria alla geniale linea disegnata da Pininfarina.

E quando anche il lavoro degli altri esperti intervenuti per la verniciatura (Cremonini Classic), l’impianto elettrico (Gigi Santoro), la meccanica (Toni Auto) e gli interni (Interni Auto Maieli) si è concluso, non abbiamo resistito alla tentazione di mettere l’auto in moto e fare un bel giro a Puianello!

Siamo saliti a bordo con Egidio Brandoli e Andrea Toni di Toni Auto, officina che ha gestito il restauro della meccanica.

Vuoi vedere com’è andata? Abbiamo fatto un video: per vederlo clicca qui

 

Crediti:
Articolo scritto da Cecilia Brandoli
Storia della 3783 scritta da Keith Bluemell
Foto Francesco Reggiani e Cecilia Brandoli