La gloriosa rinascita della Dino 206 S Spider telaio 028

Presentata a Pebble Beach 2018, qui trovi il racconto del progetto.

Dicembre 2018

Questa vettura è stata molto fotografata al Pebble Beach Concours d’elegance 2018, dove ha debuttato con tutta la sua classe.

L’unicità del progetto della rinascita della Dino 206 S Spider telaio #028 sta in due elementi fondamentali:

  • la passione per le Ferrari da corsa da parte del proprietario;
  • l’esperienza dei professionisti intervenuti nel progetto di ricostruzione di un’automobile che era andata perduta.

Noi Brandoli ci siamo occupati della creazione dei lamierati interni ed esterni della carrozzeria, per uno dei restauri più importanti nella nostra storia professionale.

Senti i suoni dell’officina Brandoli, mentre Roberto utilizza il maglio per plasmare la lamiera della Dino (e poi continua a leggere!). Clicca su PLAY:

 

Il restauro totale della Dino 206 S Spider telaio 028, la quattordicesima di 18 esemplari prodotti, è stato un progetto che ha richiesto tempo ed energie, e che ha consolidato una storica collaborazione tra esperti italiani e svizzeri.

In Brandoli abbiamo lavorato per il ripristino di ogni particolare della carrozzeria seguendo i metodi di modellazione della lamiera e saldatura utilizzati durante la costruzione originale. Abbiamo utilizzato, inoltre, le fotografie scattate alla vettura negli anni Sessanta e i controlli matematici eseguiti grazie alla collaborazione del MOGAM di Catania.

La Edi Wyss Engineering AG (Svizzera), dell’ingegnere Thomas Schnitzler, ha coordinato l’intero progetto e si è occupata delle componenti meccaniche, ciclistiche e motoristiche.
La verniciatura è stata realizzata da Carrosseria Albrecht (Svizzera) in “Rosso Chiaro”. Marcel Massini ha supportato il lavoro degli artigiani con informazioni e fotografie storiche. E per completare il nostro studio, abbiamo ascoltato i ricordi di personaggi che conoscono molto bene la storia di veicoli come questo.

La vettura è stata riportata alle specifiche di un tempo, ed è ora in attesa della Certificazione di Autenticità da parte di Ferrari Classiche.

Foto: la Dino 206 S Spider telaio #028 presentata in anteprima a Pebble Beach Concours d’Elegance 2018. Photo credits Franck Tournier

Un pezzo di storia dell’automobile

Ripercorriamo insieme i momenti significativi della storia di questa Dino 206 S Spider.

Con il telaio numerato 028, è la 14 esima di 18 esemplari prodotti. Il suo primo proprietario è, nel 1966, Edoardo Lualdi-Gabardi, imprenditore di Busto Arstizio e campione di gare in salita. Un vero gentleman driver proprietario di diverse Ferrari con cui ha gareggiato in competizioni automobilistiche. Lualdi-Gabardi conduce con successo la Dino in 25 gare disputate sul territorio italiano conquistando molti primi posti.

Dopo pochi anni, alla fine del 1969, la vettura rientra in Ferrari, a Maranello, per subire una rielaborazione.
La disponibilità di pezzi supplementari del modello Ferrari 312 P, vettura da competizione costruita all’inizio degli anni ‘70, è il presupposto per un rapido avvio del progetto di restyling della Dino.

Anno 1972. La seconda vita

I lavori della rielaborazione della Dino 206 S Spider sono svolti da Diena e Silingardi dell’officina autorizzata Auto Sport di Modena a cui si aggiunge l’esperienza di Francesco Guglielminetti, campione di motociclismo ed esperto di aerodinamica.

La Dino 206 S Spider arriva ad assumere caratteristiche molto differenti rispetto alle sue origini:

  • scocca in materia plastica simile alla Ferrari 312 PB
  • motore 246 Tasman 4-valvole
  • cambio della 312 Formula 1
  • ruote della 312 PB

Anno 1976. Da Modena a New York

Completate le modifiche, la vettura viene rimessa in vendita.

Acquistata nel 1976 da Alberto Pedretti della Wide World of Cars di New York, questa Dino lascia il territorio dove è nata, Modena, per essere importata negli Stati Uniti. Passa di proprietà ai fratelli Gelles (Chappaqua, NY), poi dal 1984 al 2014 appartiene a Dominick D. Incantalupo.

La vettura Dino 206 S #028 viene esibita in moltissimi eventi e raduni, specialmente agli incontri del Ferrari Club of America. Uno degli ultimi è l’edizione 2006 di Cavallino Classic, in Florida.

L’auto è tornata in Europa nel 2014 quando è stata venduta all’asta RM Auctions “Sporting Legends” a Monaco (lotto #143).

Com’era il veicolo prima del restauro?

Puoi vederlo dalle fotografie fatte alla Dino 206 S Spider nel 2014 direttamente sul sito web di RM Sotheby’s.

I commenti sul progetto della rinascita della Dino 206 S Spider

Roberto Brandoli, maestro autorestauratore, titolare della Brandoli Egidio srl (Italia)
«Ho vissuto il progetto di restauro come un percorso ambizioso e di grande responsabilità. Abbiamo studiato nel dettaglio le specifiche di fabbricazione iniziali, di quando cioè la vettura uscì dalla Ferrari nel 1967 per essere consegnata a Lualdi-Gabardi. La documentazione a riguardo era piuttosto scarsa e la sfida numero uno è stata collezionare informazioni provenienti da fotografie storiche, impresa riuscita grazie alla collaborazione di Marcel Massini, e fonti matematiche generate con l’ausilio della tecnologia. Le competenze nella meccanica del veicolo della Edi Wyss Engineering sono state poi un insostituibile fattore di successo per un progetto unico nel suo genere».

Egidio Brandoli, maestro autorestauratore, fondatore della Brandoli (Italia)
«Resuscitare una vettura, perché quasi di un miracolo si tratta, è cosa a dir poco emozionante. Sono orgoglioso della fiducia che il proprietario ci ha concesso; ha creduto nelle nostre mani, nella nostra esperienza, nella genuinità del nostro approccio nell’affrontare progetti complessi come questo. È grazie alla passione di proprietari come lui che, noi artigiani, abbiamo la possibilità di portare a termine progetti arditi come quello di ridare vita a un’automobile andata perduta».

Thomas Schnitzler, ingegnere meccanico, titolare della Edi Wyss Engineering AG (Svizzera)
«Il restauro di un’automobile sportiva così tanto significativa è davvero una grande sfida. Il fatto che questa vettura sia stata profondamente modificata durante la sua vita ha reso le cose non facili. Il motore a 4 tempi è stato sicuramente la parte più sfidante. Ma anche la scatola del cambio, che fortunatamente abbiamo trovato pezzo per pezzo è stato un compito importante. Alla fine il risultato parla da solo. Grazie alla superba collaborazione con la Brandoli, la vettura è ritornata alle sue forme gloriose. Per me e per tutta la squadra della Edi Wyss Engineering è stato un’onore portare a termine il lavoro. Siamo stati tutti quanti davvero molto orgogliosi di vedere l’automobile sul prato di Pebble Beach e di osservare quanto sia stata apprezzata dalle persone».

 

Autore: Cecilia Brandoli

Photo credits Franck Tournier